Ente Torneo Cavalleresco
"Castel Clementino"
P.zza Roma, 2
63839 SERVIGLIANO (FM)
p.IVA: 01656150446

spetto dominante del Torneo Cavalleresco è il corteo: 300 abiti prerinascimentali animano la parata, frutto di studi e certosina realizzazione. Dal 1969 le sartorie rionali hanno compiuto passi da gigante, fino a dar luogo all’Accademia Clementina, dove le ricerche sul modo di vestire di fine ‘400 vengono continuamente aggiornate. Oggi è possibile che un dipinto torni a... rivivere. L’affinamento del gusto, lo studio sempre più ampio delle fonti e delle documentazioni, la lettura dei saggi sulla storia del costume, unita sempre alla minuziosa osservazione delle pitture e delle produzioni plastiche rinascimentali, hanno indotto le sarte locali all’applicazione sempre più rigorosa di un metodo s cientifico teso alla riproduzione, quanto più rispondente possibile, del modello prescelto. La sequenza operativa è diventata da allora fissa: scelta del modello pittorico, quindi si passa all’esecuzione di un bozzetto esplicativo per i lavoranti, volto a dispiegare maniche accartocciate o comunque riprodotte in maniera non perfettamente visibile a compiere, basandosi sui dettami della moda del tempo, le più probabili integrazioni di linea delle parti mancanti. Il bozzetto è ancora necessario all’estrapolazione e riproduzione a grandezza naturale di imprese o dettagli di ornato delle stoffe. Si correda gli schizzi e i tratti grafici con note riguardanti i materiali da utilizzare e le eventuali fodere presenti, con relative tinte, ed anche il numero di augelli o di bottoni, la foggia ed il materiale del cappello, della calzabraga e delle calzature. Una scelta quindi del tipo di tessuto, operata in base alla suggestione fornita dalla “testimonianza picta”, applicando contemporaneamente la conoscenza della qualità dei panni in uso nel periodo storico fissato per la rievocazione. Si studia la modalità di costruzione secondo la metodica del “mettere e levare” dettata dall’altezza dei tessuti originali e non di quelli prodotti dalle macchine moderne, per ricreare le ampiezze e le linee desunte dalle documentazioni. Si gioca d’ingegno per ricostruire gioielli da capo o di ornamentazione dell’abito o accessori con materiali e prodotti di bigiotteria che non sono ovviamente fabbricati per un uso similare all’antico. Le calzature sono studiate e realizzate anch’esse in modo rigoroso, derivandone di volta in volta la calza solata, la pianella o lo zoccolo con rispondenza di colore ed utilizzando pellami che riproducono l’impressione di morbida aderenza che dall’icona deriva. Rinascono così la Maddalena del Crivelli di Montefiore dell’Aso e di Carpegna ora ad Amsterdam; il San Giorgio del polittico di Ascoli Piceno; il bambino dell’Annunciazione sempre di Ascoli ora alla National Gallery, o il San Venanzo del polittico di Camerino ora a Brera, sempre dello stesso autore. Rivive il San Venanzo del Boccati di Belforte del Chienti, o il giovane in corteo e colorato farsetto e calzabraga della predella con l’Adorazione dei Magi ora agli Uffizi di signorelliana memoria o anche l’imperatore Giovanni VI Paleologo del corteo dei Magi affrescato nel palazzo Medici Ricciardi del Gozzoli a Firenze, o le riproduzioni di “studi di costumi” del Pisanello ora al Museo Condè di Chantilly e tanti altri ancora. Figurazioni da Ercole de Roberti, Ghirlandaio, Baldassarre d’Este.
Pure estenuanti sono le sedute dalla parrucchiera, delle giovani dame prescelte, per ottenere complicate costruzioni intrecciate, lievite capigliare, effetti di mosso che diano l’illusione di veder camminare per la piazza, candite ed altere, Simonetta Vespucci, Ginevra d’Este, Ludovica Tornabuoni, o l’incantevole dama del Pollaiolo del Poldi Pezzoli. Nel complesso, il lavoro delle sartorie ha reso l’appuntamento di Servigliano uno tra i più importanti nell’ambito delle feste di rievocazione storica, rappresentandone il “bel costume” l’aspetto più originale, caratterizzante e difficilmente riproducibile.